Terre Rare – Miniere del XXI Secolo?

La pubblicazione “TERRE RARE DEL XXI SECOLO?” esplora il ruolo strategico delle Terre Rare nell’economia mondiale e nella transizione ecologica. Si tratta di 17 elementi chimici fondamentali per le tecnologie moderne, dai dispositivi elettronici alle energie rinnovabili.

Contrariamente al nome, questi elementi non sono propriamente “rari” nella crosta terrestre, ma difficili ed economicamente onerosi da estrarre, essendo dispersi e spesso mescolati ad altri minerali. La loro estrazione comporta significativi impatti ambientali, includendo inquinamento di suoli e atmosfera.

Il documento evidenzia il monopolio cinese nella filiera delle Terre Rare: la Cina detiene circa il 60% della produzione mondiale di materia prima e controlla fino al 90% della produzione di magneti. Questo monopolio rappresenta una vulnerabilità strategica per l’Europa e gli Stati Uniti, soprattutto considerando l’importanza di questi elementi per settori critici come quello militare e delle energie rinnovabili.

L’UE ha risposto con il “Regolamento sulle materie critiche” (2024), puntando a coprire il 10% del fabbisogno tramite estrazione locale, 15% col riciclo e 40% con la lavorazione interna delle materie prime critiche. La scoperta di giacimenti in Svezia e altri paesi nordici rappresenta un’opportunità significativa per l’Europa.

Per l’Italia, il documento analizza il potenziale di ripresa dell’attività mineraria abbandonata negli anni ’60-’70, sottolineando l’esistenza di circa 3.000 siti minerari censiti, di cui un migliaio metalliferi. Si evidenzia anche l’importanza dell’economia circolare e del riciclo dei RAEE, considerati una vera “miniera urbana”.

Nel contesto delle attività estrattive e del riciclo emergono diverse figure professionali strategiche:

  1. Geologi – svolgono un ruolo tecnico fondamentale nella progettazione dell’attività estrattiva, nella gestione dei siti e nel recupero ambientale, unendo competenze tecniche, amministrative e comunicative.
  2. Ingegneri minerari – figura professionale in declino in Italia con un solo corso attivo al Politecnico di Torino, nonostante la loro essenzialità per il settore estrattivo.
  3. Minatori e cavatori – figure tradizionali che si differenziano lievemente: il cavatore si occupa principalmente dello scavo, mentre il minatore estrae le risorse minerarie, spesso con competenze specializzate.
  4. Chimici minerari – svolgono analisi chimiche e fisiche dei minerali per determinarne composizione e purezza, collaborando con geologi e ingegneri per valutare la qualità delle risorse.
  5. Brillatori e artificieri – professionisti specializzati nelle esplosioni controllate, essenziali nelle attività di estrazione.
  6. Esperti di logistica – gestiscono il trasporto dei rifiuti di Terre Rare dal punto di origine ai siti di trattamento, pianificando percorsi e operazioni conformi alle normative.
  7. Operatori di impianti di trattamento – lavorano direttamente nell’esecuzione delle operazioni di trattamento e smaltimento dei rifiuti, gestendo le attività quotidiane negli impianti1.
  8. Specialisti dell’Urban Mining – esperti nel recupero delle materie prime critiche dai RAEE, considerati una vera “miniera urbana” di materiali preziosi come oro, argento e Terre Rare.

La pubblicazione affronta infine anche problematiche etiche legate all’estrazione nei paesi in via di sviluppo, dove spesso avviene in condizioni di sfruttamento e con gravi danni ambientali, e sottolinea l’urgenza di investire nella formazione di figure professionali specializzate nel settore minerario, attualmente carenti in Italia.

Obiettivi

APPROFONDIMENTI

DIVULGAZIONE

NUOVI SCENARI DEL LAVORO

NUOVI LAVORI

NUOVE COMPETENZE